Deadtwokill – Rewind [Intervista]

Sabato pomeriggio senza impegni, in preda a solitudine e noia decidi di aprire FL Studio e trovi il tuo flusso: è così che è nato “Rewind” è un Freestyle di Deadtwokill – nome d’arte di Davide Biggio.

“Quel giorno data la situazione mi sentivo particolarmente giù di morale, ritrovandomi con mille pensieri che giravano per la testa a mille km/h.” ci racconta Davide

“Composi un beat d’impulso, mi sentivo soddisfatto e nel giusto mood e cosi,
per passare il tempo, decisi subito di scriverci sopra.
Volevo buttare due righe e non fare una cosa troppo elaborata,
anche perchè il mio umore al momento non me lo voleva permettere,
cosi buttai giù quello che mi passava per la testa
e in sei ore mi sono ritrovato con il brano in mano concluso.”

Un brano – o meglio un freestyle - intimo, che tocca argomenti delicati ma che finalmente vanno affrontati, come il disagio esistenziale che tocca troppi giovani nel paese – che porta all’abuso di psicofarmaci

“Nell’intro ho deciso di parlare del mio rapporto con i psicofarmaci.
Trovare conforto in qualcosa è semplice,
ti sembra tutto di nuovo bello ma in realtà
è li che i veri problemi stanno per incominciare.”

Tutto può sembrare un gioco, quante volte mi sono detto “ce la farò” per poi fallire,
nel momento stesso in cui mi rimbombava quella frase nella testa,
mentre nella strofa parlo di come quando ho incominciato a seguire una terapia da un medico
e tutto fosse cambiato.
Tutti i miei rapporti hanno subito una modifica.
Dal rapportarmi alle persone in un contesto intimo
al rapportarmi alla quotidianità dei momenti in mezzo alla società,
nel lavoro ma sopratutto anche nella musica.
Mollato le band ricominciato con le benz.

Foto Credit: Valentina Pani

Ciao Davide, grazie mille per averci scelto per presentare il tuo freestyle ❤

E grazie a voi ❤

La musica ha una grossa influenza sulle nostre emozioni, e le nostre emozioni hanno un grosso peso sulla musica che facciamo: secondo te esiste un buon bilanciamento di presa bene / presa male quando fai musica?

Per me non esiste nessun bilanciamento. Nel momento in cui faccio musica è come se mi stessi catapultando in un’altra dimensione. Per farla breve: se affronto determinati argomenti nei testi non significa che mentre faccio musica (che sia la lavorazione di un beat o la scrittura del testo o ancora di più la registrazione) sono preso male ma anzi, essendo l’unico modo in cui esprimo questo tipo di emozioni, tutto ciò mi fa sentire ancora più libero. Quando faccio musica sono libero di essere me stesso, ed è per questo che quando la faccio in realtà non sono preso male.

L’essere troppo esposto a una determinata emozione (che può essere il molto felice, molto arrabbiato, molto triste), può essere un pro o un contro nel processo di realizzazione di un brano?

Potrebbe essere la parte due alla risposta della domanda precedente. Per esperienza personale dico che quando sono molto arrabbiato o triste mi ritrovo nel peggior blocco artistico, ed è per questo che già da tempo ho deciso di non provare a fare musica nel momento in cui ne sto affrontando. Potrebbe sembrare un controsenso però è proprio quando sto bene che riesco a parlare meglio di me.

Più volte hai parlato dell’uso di psicofarmaci nella tua musica e ti sei anche aperto riguardo la terapia. Quanto la musica può rientrare nel concetto di terapia?

Tanto. Nel momento in cui crei musica incanali tutte le tue energie, la concentrazione ed i tuoi pensieri. Credo che questo discorso possa valere per qualsiasi hobby anche se ormai è scontato dire che la musica sia uno strumento di diffusione della propria voce, lungi da me paragonare la musica a qualsiasi altra cosa. Purtroppo l’epoca che viviamo può portare anche un qualcosa di bello a diventare un problema.

Come viene misurato il successo nel 2024?

Sono circa dieci anni che studio e osservo come si evolvono i fenomeni. Molti fattori rispetto ad anni fa sono cambiati: ora si cerca la viralità, quel brano che grazie ad una frase ha fatto spopolare un tiktok tra views, like e commenti. Quindi direi che nel 2024 il vero successo viene commisurato ai numeri. Ma ovviamente, come dappertutto, c’è sempre l’eccezione.

Come andrebbe invece misurato secondo te?

Non vorrei essere il portavoce di come un popolo dovrebbe pensare ma sicuramente non dovrebbe essere misurato come ho risposto nella domanda precedente. Ovviamente noi stiamo parlando sempre riguardo la musica. Non deve bastare il numero, ne il copia e incolla ma serve grinta, la voglia di emergere e di far emergere se stessi ed il successo, quello vero, lo puoi capire solo da te stesso.

Nel 2024 è veramente ancora necessario il supporto di una label?

Se la label si preoccupa di formare un percorso e di investire su te si. Per il resto pensate a fare musica. Meno firme sui fogli e più fatti.

Qual’è la scheda audio migliore e perché è proprio la Focus Rite rossa?

È il simbolo dell’artista povero

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