Sulla scia dei singoli Fame d’aria, Doppia XL Fit Regolare e Bam Bam, i Poni Boi annunciano l’uscita del loro album d’esordio omonimo, fuori martedì 21 maggio 2024 per Rocketman Records, Arrosti Records e Gotta Gallo Records. Un disco veloce, fresco e suonato, dove le sonorità indie / surf e punk’n’roll disegnano quadretti al fulmicotone dal chiaro respiro internazionale.

I Poni Boi sono un gruppo davvero atipico al giorno d’oggi: tra surf punk, garage, indie rock e un retrogusto molto Sixties. I Kinks che vanno a 300 km orari. I figli illegittimi di una one-night stand orgiastica tra Strokes, The Hives, Ramones e Buzzcocks. E poi ci sono i testi: intelligenti, taglienti e autoironici.

Ed è anche per questo che i Poni Boi sono un gruppo atipico: stanno stretti dentro a qualsivoglia etichetta e soprattutto non si identificano con il punk quello “cazzone”. Non hanno testi che urlano contro il sistema, non si rifugiano in quel tipo di demenzialità becera e volgare. I loro testi hanno contenuti. Storie che offrono spunti di riflessione e argomentazione su temi complessi e attuali come: “il personalissimo viaggio alla ricerca di un personalissimo ‘senso della vita’ se mai ce ne sia uno”, la depressione, l’incapacità di stringere legami affettivi, la mascolinità tossica, il gaslighting, il disprezzo per movimenti anti-scientifici anti-intellettuali, la nostalgia per (l’idealizzazione) dell’adolescenza e il tempo che passa, l’arte vs. il kitsch.

Poni Boi è il vostro album di esordio. In quanto tempo lo avete fatto e a quale o quali singoli siete più legati?
Abbiamo registrato in tre sessioni, nell’arco di cinque mesi. Ci eravamo formati da poco ed era importante testare i brani dal vivo così da trovare il nostro equilibrio. Allo stesso tempo, ogni qualvolta avevamo tot pezzi pronti, entravamo in studio e li registravamo. Abbiamo visto nascere e crescere tutti i brani sin dal principio, quindi vogliamo bene a tutti loro indistintamente.
Le vostre canzoni non sono da punk all’American Pie, vi siete definiti una garage band punk. Che tipo di impegno ci state mettendo?
Fortunatamente, nessuno di noi viene da quel tipo di punk. Tanto indie rock, garage, gli anni ’50 e ’60, il punk 77, l’elettronica, il surf punk, garage rock di oggi (quello americano e australiano), gli anni ’90 in lungo e in largo, il garage revival dei primissimi 2000. Contenutisticamente siamo più cinematografici: lavoriamo sulle sensazioni e scriviamo il nostro film.
Con quale gruppo italiano vorreste dividere il palco?
Nessuna, ovviamente.
Articolo e intervista di Giuliano Girlando – Zio Punk
