Nell’agosto del 2015, lo stesso mese di Life’s Not Out to Get You dei Neck Deep, usciva Drop Out dei Best Years. Sono passati dieci anni da quando questa band sconosciuta ha dato alla luce uno dei migliori lavori che il pop punk abbia visto. Ma l’EP, composto di sole tre tracce, è passato inosservato: adesso voglio parlarne per restituirgli giustizia.
Built to Last, Overrated e Back Then avevano tutto quello che un pop punk kid poteva desiderare. I vocals erano prodotti da Seb Barlow (che ancora non faceva parte dei ND come il fratello, ma con loro lavorava come produttore) e presentavano un accento marcatamente britannico che ci stava da Dio. Qua e là facevano la loro comparsa tracce di easycore, ovviamente, e qualche gang vocals. Gli ingredienti per soddisfare un pop punk kid c’erano tutti.
Perché i Best Years mi devono due CD
Ho scoperto i Best Years su YouTube. Ovviamente.
Vengo a conoscenza di questo video e ne resto innamorato. Mi ascolto tutto l’EP e in breve tempo decido di acquistare il CD.
Apro il sito di Dream Atlantic Records, etichetta del quintetto inglese. Quasi non vale la pena di stare a valutare la conversione sterlina-euro: £1,99 di CD e £2,50 di spedizione, una sciocchezza. Lo ordino. È il 28 marzo 2018. Un mese dopo mando una mail all’indirizzo indicato per chiedere un aggiornamento relativo allo status dell’ordine (la mail di conferma mi era comunque arrivata, ma il pacco non era tracciabile): indirizzo e-mail inesistente.Il CD non ha mai toccato il suolo italiano. Ci rinuncio. Chissà, magari un giorno mi sarei trovato la sorpresa nella cassetta della posta…
Passa del tempo, durante il quale mi faccio una ragione dell’accaduto. Tra l’altro cambio casa, per cui convivo con il terrore di non assistere all’eventuale (tardiva) ricezione del pacco. Eppure qualcosa mi dice che non è finita lì. Devo riprovarci. È il 15 maggio 2020. Riapro lo store e il CD è ancora lì, sempre a due sterline. Aggiungi al carrello, informazioni di spedizione, pagamento. È il secondo e ultimo click, quello della speranza. Nuova mail di conferma dell’ordine. Magari il primo pacco è andato perso, ma con questo può andar meglio.
Ovviamente non l’ho mai visto arrivare. A gennaio mando un’altra e-mail, ma l’indirizzo risulta sempre inesistente. Ogni tanto, per curiosità (un po’ morbosa, lo ammetto) ricontrollavo il sito per eventuali aggiornamenti, ma nulla. Da qualche anno è in manutenzione e ora campeggia la scritta Sorry, we aren’t open for business. Please come back soon. L’ultimo post sulla pagina Instagram della Dream Atlantic risale al 2017.
Best Years, ovvero gli anni migliori
I Best Years, nel frattempo, suppongo si siano sciolti: non hanno più fatto musica oltre alla tripletta di EP che ci hanno lasciato in eredità. Quel che più colpisce è che Drop Out sembra davvero emergere come prodotto di punta nella loro intera discografia per la sua peculiare solidità musicale: Footwork(2014) era ancora poco maturo, ma è comprensibile, mentre Ride the Wave (2016) è già troppo generic, fastidiosamente simile a un disco dei WSTR. Non è forse un caso che Drop Out sia uscito nel 2015, anno d’oro del pop punk: erano effettivamente gli anni migliori.
Online, del disco, ho trovato solamente una recensione. Dieci anni e due revival dopo, pago anch’io il mio tributo a un disco ingiustamente dimenticato. Chissà se i Best Years cederanno al fascino della reunion (e se mi rimborseranno i soldi dei CD). La speranza, così come il pop punk, è l’ultima a morire.
Articolo a cura di Simone De Lorenzi
