Per questa intervista della rubrica “Le Interviste dello Zio Punk” ci sono le Bambole di Pezza, fresche fresche del loro ultimo album “Wanted” del quale abbiamo fatto una recensione che potete leggere qui

Ciao Bambole di Pezza grazie per essere qui a rispondere alle domande!
Grazie a te Zio Punk, è sempre un piacere , w il rocknroll
Dalla vostra entrata sulla scena a inizio duemila ci sono stati un’infinità di cambiamenti nella realtà di chi fa musica, per passione o per lavoro. Secondo voi quali sono stati i più grandi cambiamenti nella scena durante gli anni?
La scena musicale è cambiata radicalmente negli ultimi decenni.
All’inizio degli anni 2000, il panorama era dominato dai concerti dal vivo come principali mezzi di diffusione.
Si vendevano molti CD nei negozi. C’erano tantissimi locali che facevano suonare band indipendenti.
Ahimè tutto questo non esiste più… Con l’avvento del digitale e delle piattaforme di streaming, l’accesso alla musica è diventato più immediato, ma ha anche reso il mercato più saturo e competitivo. Inoltre, i social media permettono una comunicazione diretta ma richiedono anche una presenza costante e attiva online. Sicuramente ci sono tante nuove sfide, e opportunità per raggiungere un pubblico più ampio, ma il lavoro dietro alle quinte è intenso.

J-Ax, DIVI, Mille, Giorginess e il nostro cowboy del cuore Jack Out nella title track del nuovo album. Tanti artisti di realtà anche magari lontane dal punk: cosa vi ha spinto a scegliere questi artisti a collaborare in Wanted? Avete qualche aneddoto divertente dallo studio?
Abbiamo scelto artisti amici, che stimiamo e che sentivamo affini al nostro mondo musicale. Ogni collaborazione è nata in modo molto naturale, senza forzature.
Volevamo che ogni featuring aggiungesse qualcosa di autentico e unico ai brani, e volevamo rispettare la natura dell’artista, e crediamo di esserci riuscite!
In particolare J Ax è stato davvero molto disponibile, è anche venuto a girare con noi il videoclip in una giornata caldissima di Luglio, in uno studio che aveva l’aria condizionata rotta… è stato davvero un eroe del punk !
Il rilascio di un album è un po’ un momento speciale quanto quello di portare alla luce un figlio, che allo stesso tempo si attende come il vostro tour. Giusto?
Assolutamente sì. Ogni album rappresenta per noi una nuova nascita, un progetto in cui mettiamo tutto il nostro impegno, le nostre emozioni e le nostre esperienze. “Wanted” è il frutto di mesi di lavoro, riflessioni e collaborazioni, e vederlo finalmente prendere vita è una soddisfazione immensa. Ora non vediamo l’ora di portarlo sul palco durante il “Tour Senza Permesso” e condividere questa nuova avventura con i nostri fan. Partiremo il 7 marzo al Cap di Torino, il 13 saremo al Locomotiv di Bologna, il 14 al New Age di Treviso, il 27 al Largo Venue di Roma, e concluderemo il 3 aprile ai Magazzini Generali di Milano. Sarà un’occasione unica per vivere insieme l’energia di “Wanted” dal vivo.

Come la vivete questa scena new wave italiana giovane emo punk con tante contaminazioni?
La nuova ondata di musica emo punk in Italia è davvero stimolante. È bello vedere artisti che interpretano il genere, aggiungendo le proprie influenze e creando qualcosa di fresco e originale. Ci sentiamo parte di questo movimento e siamo felici di contribuire con la nostra musica, e soprattutto cerchiamo di supportando la crescita della scena facendo rete, con feat, condividendo i palchi ecc.
La musica può essere un rifugio per affrontare le difficoltà personali, ma lavorare nell’industria musicale può anche avere ripercussioni negative sul benessere mentale. Vi siete mai trovate in situazioni in cui la vostra carriera ha influito negativamente sulla vostra salute psicologica? Se sì, come avete affrontato questi momenti?
Sii, l’industria musicale può essere esigente e, a volte, stressante. Certo, ci sono stati momenti in cui la pressione e le aspettative hanno influito sul nostro benessere mentale. In queste situazioni, il supporto reciproco è stato fondamentale, abbiamo imparato l’importanza di comunicare apertamente tra di noi, condividere le nostre preoccupazioni e prenderci del tempo per noi stesse quando necessario. La musica stessa èper fortuna unabella valvola di sfogo, ci permette di canalizzare le nostre emozioni e trasformarle.
Intervista di Irene Bertazzoli e Giuliano Girlando
